Data del post Dicembre 11, 2018 In headline, Pagine di storia Con 203 Visualizzazioni

Vincenzo Streva ed il Piave mormorante

di Laura Liistro

Dall’amata Corleone alla solitudine di Cascio

Alto senso dello Stato come sintesi della sua personalità, dedizione alla carriera militare che raggiunse traguardi prestigiosi, una pura intelligenza equilibrata,arricchita da un raro intuito tipico delle anime forti, questi i tratti più importanti di Vincenzo Streva,uno dei più noti Uomini italiani del novecento.

Streva è da considerarsi una rara esperienza umana nella quale il senso del dovere ed il senso di responsabilita’come impegno nella conduzione delle sue missioni militari si armonizzavano nel portare a compimento operazioni storiche.

Nato a Corleone il 10 ottobre 1870.

Nel 1889,all’età di diciannove anni,lasciò la sua terra per raggiungere Parma e dedicarsi alla carriera militare.

Il vento della storia lo ricorda negli avvenimenti accaduti dal 22 al 26 novembre 1917in cui Vincenzo Streva ed i suoi fanti furono impegnati fino alla morte in una di quelle operazioni militari, immortalata nella memoria di chi l’ha vissuta e tra le migliori pagine di Storia,definita dal comandante Di Giorgio “episodio che abbia avuto sui destini del Paese maggiore portata”.

Il Sesto reggimento di fanteria Aosta,comandato, in quel periodo, dal giovane colonnello Vincenzo Streva,fu protagonista nelfronteggiare i nemici sulla linea di difesa posta sul Piave .

Streva, pur essendo da poco nominato colonnello, intuì la soluzione per la minaccia nemica presente al fronte.

Decise di lanciare i suoi fanti in prima linea svolgendo quell’impresa detta “Termopili d’Italia”

Morire sul posto” fu  l’ordine dettato da Streva ai suoi fanti affinchè affrontassero il nemico con tenacia e forza d’animo.

In queste parole è racchiuso il carisma del giovane colonello corleonese che passò l’operazione militare al cambio, tenendo in guardia la linea d’opposizione sul Piave.

Il ‘torreggiante colonnello’ Vincenzo Streva, alla fine della sua missione,fu consacrato come valoroso soldato, ricevendo una medaglia d’argento affiancata da una seconda medaglia d’argento ottenuta dal suo Sesto per il contrattacco sul Valderosa che aprì la strada verso Vittorio Veneto.

Dopo quest’ultima medaglia d’argento, Streva viene insignito con la croce di Cavaliere dei Santissimi Maurizio e Lazzaro.

La sua degna carriera è stata segnata da croci e medaglie che ricordavano le sue gesta iniziate con le guerre coloniali.

Il Sesto fu l’orgoglio di Streva che concluse la sua carriera nel 1928 con il grado di Generale di brigata ed il desiderio di tornare sui campi di battaglia è stato sempre vivo.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale,si ripropose di ritornare in campo,ma non riuscì ad essere spedito al fronte,pur cercando di raggiungere lo scopo con tutti i mezzi e conoscenze.

La sua non partecipazione alla seconda guerra mondiale fu una delusione che lo accompagnò nella solitudine vissuta nella sua casa di Cascio.

La morte lo raggiunse il 2 giugno del   1949 all’età di 79 anni e non per caso, da circa tre anni, in Italia si festeggiava la festa della Patria.

 

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