Data del post luglio 26, 2017 In Criminologia Con 2952 Visualizzazioni

Riconoscere le emozioni dall’espressione del volto (I Parte)

di Alessandra Nicolosi

L’espressione delle emozioni è universale, non acquisita diversamente in ciascuna cultura: è biologicamente determinata, un prodotto dell’evoluzione della specie.  (Charles Darwin, 1872)

 

Il volto è l’area del corpo più importante sul piano espressivo comunicativo, è il canale attraverso il quale noi esprimiamo emozioni e stati della mente. Il volto umano è capace di produrre un maggior numero di movimenti mimici, con maggiore variabilità e con la possibilità di modulare la propria espressività rispetto alle altre specie animali.

 

Il procedimento che ha sistematizzato in modo più convincente le configurazioni dell’espressività facciale dell’emozioni nell’uomo è rappresentato dal FACS (Facial Action Coding System) inventato nel 1978 da Ekman e Friesen, e permette di individuare tutte le possibili “unità di azione” che si realizzano in due aree del volto: la prima, superiore, ovvero fronte, sopracciglia e occhi, e la seconda, inferiore, guance, naso, bocca e mento.

 

Esistono sei emozioni, dette primarie o di base, la cui espressione è universale, spontanea e innata; universale perché sono comuni a tutti i membri della specie, spontanea in quanto non sono frutto di controllo consapevole da parte dell’individuo ed infine, innata, in quanto ogni bambino di qualsiasi cultura o etnia, presenta lo stesso repertorio espressivo di base che prescinde dai processi di apprendimento legati a contesti evolutivi.

 

Le sei emozioni sono: sorpresa, paura, disgusto, rabbia, felicità e tristezza (fig.1).

 

Lo scopo dell’articolo è quello di mostrare, attraverso delle fotografie, in che modo le sei emozioni si traducono in alterazioni di fronte, sopracciglia, palpebre, guance, naso, labbra e mento.

 

Il viso fornisce più di un tipo di segnale per trasmettere più di un tipo di messaggi. Spesso quando si cerca di seguire i messaggi emotivi, si guarda il segnale sbagliato, oppure non si distingue il messaggio emotivo dagli altri messaggi che comunica il volto.

E’ necessario concentrarsi su un particolare tipo di segnale se vogliamo conoscere un particolare tipo di messaggio. Se si vuole capire l’emozione che una persona sta provando dobbiamo osservare i cambiamenti temporanei della sua faccia, perché sono proprio quei segnali rapidi ad informarci sulle emozioni.

 

Esistono tre tipi di segnali: statici (colore della pelle, struttura ossea, forma del viso), a variazione lenta (le rughe permanenti o comunque, tutti quei cambiamenti di aspetto che si producono nel corso del tempo) e rapidi (come sollevare le sopracciglia, ovvero tutti quei movimenti prodotti dai movimenti dei muscoli facciali).

 

Tutti e tre i tipi di segnali possono essere mascherati o modificati intenzionalmente, anche se è più difficile alterare quelli statici e a variazione lenta. Ad esempio l’acconciatura dei capelli, la frangetta, i cosmetici e la chirurgia plastica possono alterare sia i segnali fissi che quelli sopravvenuti con l’età, in modo da comunicare un diverso insieme di messaggi. I segnali rapidi possono essere modificati o camuffati inibendo i movimenti muscolari, o mascherando un’espressione con un’altra.

 

Quest’articolo si occuperà nello specifico dei messaggi emotivi trasmessi dai segnali che passano rapidamente sul volto. Quando si parla di emozioni ci si riferisce a sentimenti transitori, come paura, rabbia, sorpresa ecc. In presenza di questi sentimenti i muscoli della faccia si contraggono producendo cambiamenti visibili, le rughe appaiono e scompaiono, così come, la posizione e a la forma delle sopracciglia, delle labbra, degli occhi e delle palpebre, delle narici, delle guance e del mento si alterano momentaneamente.

 

I messaggi emotivi non sono trasmessi dai segnali statici o lenti, ma al massimo questi possono influire sulle implicazioni di un messaggio emotivo. Se uno è maschio o femmina, bianco, nero o orientale, se ha il volto magro o grosso, o le labbra sottili o piene, non ci dice se è allegro o triste, felice o arrabbiato, ma tutto ciò può influire sulla nostra impressione. Ad esempio: se i segnali rapidi ci suggeriscono che una persona è arrabbiata, la nostra impressione sul perché o su quello che può fare dipende in parte da quello che ci dicono i segnali statici e lenti circa la sua età, razza, sesso, personalità…

 

I movimenti rapidi del volto inviano anche messaggi emblematici. Nella ricerca compiuta dal dottor Ekman, è stato utilizzato il termine emblema per indicare i segnali che hanno un significato specifico, l’equivalente non verbale di una frase o di una parola. Sollevare le sopracciglia e tenerle sollevate mentre il resto del viso non cambia espressione è un caso del genere, questo movimento delle sopracciglia rientra nel segnale mimico di sorpresa, ma se non è accompagnato dal movimento delle palpebre e della parte inferiore del volto è un emblema che segnala dubbio ed incredulità. I segnali rapidi del viso sono usati, quindi, per trasmettere messaggi emotivi e messaggi emblematici.

 

Varie sono state le ricerche compiute per scoprire e capire se effettivamente esiste una mimica universale delle emozioni, e si è capito che l’elemento universale è l’aspetto peculiare che la faccia assume in presenza di ciascuna emozione primaria, mentre le varie culture differiscono nella prescrizione circa il controllo della mimica emotiva. Però, se l’espressione delle emozioni fosse un linguaggio diverso da cultura e cultura, allora una mimica che ai nordamericani sembra di rabbia, un brasiliano potrebbe prenderla per disgusto o paura, o trovarla incomprensibile. I risultati dimostrano il contrario, le varie fotografie sono state giudicate espressione delle stesse emozioni in tutti i paesi, indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. Restava una lacuna, tutti i soggetti esaminati avevano esperienze visive in comune, non direttamente, ma attraverso i mass media. Per tal motivo, è stata condotta un’altra ricerca in luoghi isolati, dove le persone erano isolate e prive di contatti con mezzi di comunicazione e con scarsi contatti col mondo esterno. La ricerca è stata compiuta in Nuova Guinea ed ha confermato che le espressioni prodotte per le varie emozioni corrispondono esattamente ai dati delle altre culture (fig. 2).

Benché l’aspetto del viso per ciascuna emozione primaria sia comune a tutti i popoli, le culture si differiscono sotto almeno due aspetti. In ciò che suscita una certa emozione, in quanto le persone proveranno disgusto o paura in risposta a cose diverse nelle diverse culture. Le culture differiscono nelle convenzioni che dettano il controllo della mimica in situazioni sociali date: alla morte di una persona cara tutti proveranno tristezza, ma una cultura può prescrivere che i dolenti assumano una maschera di sereno contegno.

 

Prima di andare ad analizzare e riconoscere le sei emozioni presenti nel volto di una persona, risulta utile suddividere il viso in tre zone capaci di movimento indipendente: fronte e sopracciglia; occhi, palpebre e radice del naso; e la parte inferiore del volto, comprendente le guance, la bocca, la maggior parte del naso e il mento.

 

La prima delle sei emozioni ad essere analizzata è la sorpresa, ovvero l’emozione più breve. Scatta all’improvviso; se abbiamo tempo di pensare a quello che succede e considerare se ci sorprende o no, allora non siamo più sorpresi.

 

La sorpresa è suscitata dall’evento inaspettato e da quello che si potrebbe definire evento dis-aspettato, un evento cioè che contraddice le attese, ovvero quando a sorprendere è il contrasto con ciò che ci si aspettava in quel momento. Una volta valutato l’evento inatteso, dalla sorpresa si passa ad un’emozione diversa. Si dice “che bella sorpresa”, senza rendersi conto che la sorpresa di per sé è neutra quanto a tonalità emotiva: è semmai l’emozione seguente a dare un tono positivo o negativo all’esperienza, a seconda del tipo di evento.

 

Poiché l’esperienza della sorpresa è breve, seguita quasi immediatamente da un’altra emozione, il volto spesso presenta una miscela delle due emozioni. Un osservatore acuto che presta attenzione alle variazioni del viso può riconoscere una mimica pura di sorpresa, ma per lo più la si vedrà in combinazione con la seconda. Gli occhi sgranati della sorpresa possono durare un istante, mentre sulla parte inferiore del volto si distende un sorriso. Oppure le sopracciglia rialzate della sorpresa possono apparire per un momento insieme alla bocca stirata indietro della paura.

 

Analizziamo la mimica della sorpresa. Durante la reazione di sorpresa in tutte e tre le zone del viso compare un aspetto caratteristico: le sopracciglia sono sollevate, gli occhi spalancati e la mascella inferiore ricade, dischiudendo la bocca (fig. 3).

     

Le sopracciglia appaiono incurvate e rialzate, la pelle sotto il sopracciglio è stirata dal sollevamento e più visibile del solito e il sollevamento delle sopracciglia produce lunghe rughe orizzontali nella fronte. Di solito la fronte sorpresa è accompagnata da occhi sgranati e mascella abbassata, ma a volte compare anche in un volto per il resto neutro. In questi casi l’espressione facciale non indica un’emozione, ma ha altri significati, alcuni dei quali affini alla sorpresa. Quando, ad esempio, notiamo la fronte sorpresa, le sopracciglia sollevate ma il resto del viso neutro, abbiamo un viso che può esprimere un emblema che significa dubbio o incredulità.

 

Durante la reazione di sorpresa gli occhi sono spalancati, con la palpebra inferiore rilassata e quella superiore sollevata. Nella sorpresa si scopre il bianco dell’occhio (sclerotica) sopra l’iride. La sclerotica può scoprirsi anche al di sotto dell’iride, ma ciò dipende da quanto sono infossati gli occhi e dal fatto che la bocca sia aperta tanto da tendere la pelle sotto l’occhio. L’occhio sorpreso può presentarsi anche da solo, quando la palpebra superiore si solleva scoprendo il bianco dell’occhio senza coinvolgere né le sopracciglia né la bocca, si può essere in una manifestazione d’interesse, oppure, per accentuare una parola mentre viene pronunciata.

 

La mascella ricade durante la sorpresa, causando la separazione delle labbra e dei denti. L’apertura può essere minima o più accentuata e questo, dipende dall’intensità della sorpresa. Anche in questo caso la mascella può ricadere senza alcun altro movimento nel resto del viso, il significato che ci vogliono dare è quello di stupore, che può presentarsi se si è davvero stupiti, o come emblema se si vuol dire che si è provato stupore in altra occasione, o come espressione simulata di stupore se si vuole fingere meraviglia.

 

Benché ci siano lievi differenze nelle sopracciglia (un po’ più sollevate) e negli occhi (un po’ più spalancati), il maggior indizio dell’intensità della sorpresa è nella parte inferiore del viso.

 

La mimica di sorpresa appare interrogativa quando vi partecipano solo i movimenti degli occhi e delle sopracciglia. La sorpresa appare sbalordita quando nell’espressione del volto intervengono solo i movimenti degli occhi e della bocca. Infine, la sorpresa appare inebetita se la mimica interessa solo la bocca e le sopracciglia.

 

La seconda emozione che viene analizzata è la paura. In questi casi le persone temono di subire un danno, un danno che può essere fisico o psicologico, o entrambi. Spesso, proviamo paura in anticipo, e temiamo pericoli sia reali che immaginari.

 

La paura si distingue dalla sorpresa per tre differenze importanti. La paura è un’esperienza terribile, la sorpresa no. Mentre la sorpresa non è necessariamente piacevole o spiacevole, anche un lieve timore è sgradevole. La seconda differenza è che si può avere paura anche di qualcosa di familiare, che si sa molto bene che sta per succedere. Quando invece la paura è improvvisa, senza alcun preavviso di pericolo, e colpisce simultaneamente al danno, l’esperienza si colora di sorpresa. La terza differenza riguarda la durata. La sorpresa è la più breve delle emozioni, la paura purtroppo no. Sappiamo benissimo cos’è che ci spaventa ma questo non fa cessare la paura. Anche passato il pericolo, le sensazioni di paura possono perdurare.

 

Alla paura può seguire una qualunque delle altre emozioni, o nessuna. Ci possiamo arrabbiare, aggredendo chi ci minaccia, o provare rabbia e disgusto verso noi stessi per esserci messi in una situazione di rischio, o per esserci lasciati prendere dalla paura. Anche la felicità può venire dopo la paura, per lo scampato pericolo.

 

Analizziamo la mimica della paura. Ognuna delle tre zone ha un aspetto caratteristico: le sopracciglia sono sollevate e ravvicinate, gli occhi ben aperti con la palpebra inferiore tesa, le labbra stirate all’indietro (fig. 4).

 

Le sopracciglia sono sollevate e dritte. Si noti che nella paura sono sollevate, così come nella sorpresa, ma sono ravvicinate, cosicché i loro angoli interni risultano più vicini che nella sorpresa, mentre gli angoli esterno prendono un aspetto meno incurvato. Nella paura compaiono solitamente rughe orizzontali sulla fronte ma di norma non la attraversano tutta come nella sorpresa. Di solito questo movimento delle sopracciglia si accompagna alle corrispondenti alterazioni degli occhi e della bocca, ma a volte compare in un viso neutro. Quando la mimica è limitata al movimento delle sopracciglia indica preoccupazione o lieve apprensione, o una paura controllata.

 

Nella paura gli occhi sono ben aperti e tesi, con la palpebra superiore sollevata e quella inferiore contratta. Sia nella paura che nella sorpresa la palpebra superiore è sollevata, scoprendo il bianco dell’occhio al di sopra dell’iride. Esse differiscono nella palpebra inferiore, che è tesa nella paura e rilassata nella sorpresa. La tensione della palpebra inferiore può sollevarla quel tanto che basta a coprire parte dell’iride. Quest’alterazione degli occhi può apparire senza il movimento delle sopracciglia o della bocca. In tal caso avremmo una breve espressione in cui gli occhi assumono un’aria impaurita, di solito è una paura autentica ma lieve o controllata.

 

La bocca nella paura si apre, ma le labbra sono tese e spesso stirate all’indietro. L’apertura della bocca può essere simile nella paura e nella sorpresa, ma con una differenza importante: mentre nella sorpresa le labbra sono rilassate, nella paura compare la tensione del labbro superiore e un indizio di piega verso il basso agli angoli della bocca. Nell’espressione tipica di paura le labbra sono stirate e tese, con gli angoli piegati verso il basso. Quando è solo la bocca ad aprirsi, mentre il resto del viso rimane neutro, può indicare preoccupazione o apprensione, e si riferisce al momento iniziale di un’esperienza di paura. Un esempio emblematico si ha quando una persona raccontando un incidente automobilistico stira rapidamente le labbra, per alludere alla paura che ha provato.

 

Spesso ci si trova di fronte, invece, una mimica mista: paura e sorpresa. Gli occhi e le sopracciglia sono quelli tipici della paura ma la bocca manifesta sorpresa, in tal caso la paura che sta provando la persona ha un elemento di stupore, ovvero prova paura intensa e incredula.

 

L’intensità della paura varia da una minima inquietudine al terrore mortale, e il viso rispecchia queste differenze. L’intensità si manifesta dagli occhi, con la palpebra superiore via via più sollevata e quella inferiore sempre più tesa, o dallo stiramento delle labbra e dall’apertura della bocca.

 

La terza emozione che viene analizzata è il disgusto. Il disgusto è un sentimento di repulsione, ci può disgustare un sapore o un odore, e basta il pensiero della cosa a provocare un intenso disgusto. Oppure potrebbe disgustarci la vista di qualcosa che pensiamo abbia un cattivo sapore o odore, anche le sensazioni tattili possono avere questo effetto, come ad esempio toccare qualcosa di viscido. Ogni sapore, odore o sensazione tattile è personale, non tutti provano disgusto per la medesima cosa. Possono provocare disgusto anche le persone, con le loro azioni o con il loro aspetto fisico, o addirittura per le loro idee.

 

Il disgusto varia d’intensità, all’opposto della repulsione con nausea e vomito c’è un avversione lieve, che induce a prendere le distanze. In questa forma più sfumata, l’impulso di sbarazzarsi della cosa o di allontanarsi può essere trattenuto e non messo in atto, anche se la ripugnanza rimane.

 

Anche il disprezzo è simile al disgusto, proviamo disprezzo solamente verso le persone e le loro azioni ma, a differenza del disgusto, non necessariamente ci allontaniamo da loro. Spesso disgusto e disprezzo si accompagnano alla rabbia. Possiamo arrabbiarci verso chi agisce in maniera disgustosa. Quando le azioni di una persona suscitano disgusto ma non rabbia, solitamente è perché non costituiscono una minaccia, la nostra reazione è di semplice allontanamento, non di difesa o di attacco.

 

Analizziamo la mimica del disgusto. I segnali più importanti si manifestano nella bocca e nel naso, meno nelle palpebre inferiori e nelle sopracciglia. Il labbro superiore è sollevato, mentre l’inferiore può essere sia sollevato sia abbassato, il naso è arricciato, le palpebre inferiori sono sollevate e le sopracciglia abbassate (fig.5).

Nell’espressione del disgusto il labbro superiore si solleva, alterando in questo modo l’aspetto della punta del naso, al movimento del labbro superiore, si accompagna, spesso, l’arricciamento del naso, lungo i lati e il ponte. Quanto più si prova disgusto tanto più si arriccia il naso. Il labbro inferiore, spinto leggermente in avanti può essere sia sollevato sia abbassato.

 

Le guance sono sollevate e ciò produce un cambiamento a livello della palpebra inferiore, restringendo l’occhio e creando numerose pieghe nella zona sottostante.

 

Il sopracciglio nella tipica smorfia del disgusto è abbassato, ma è un elemento secondario. Più le sopracciglia sono aggrottate più è intenso il disgusto.

 

A volte la persona non è effettivamente disgustata ma fa uso di un emblema emotivo per alludere a qualcosa di disgustoso, potrebbe arricciare il naso, sollevando appena le guance e il labbro superiore, oppure soltanto sollevare il labbro superiore senza arricciare il naso, proprio per far intendere che non sta provando disgusto in quel determinato momento.

 

Ci sono due indizi che rivelano che si tratti di un emblema e non di una tipica espressione di disgusto: innanzitutto la mimica non è totale (come sopra accennato), e l’espressione compare per un attimo anziché durare qualche secondo. Un’espressione simulata di disgusto invece, impegnerà l’intera mimica facciale, ma indugerà per un tempo eccessivo.

 

L’intensità del disgusto può variare da un minimo ad un massimo. In caso di lieve disgusto il naso sarà arricciato ma non eccessivamente e il labbro superiore meno sollevato, in caso, invece, di disgusto estremo, può comparire una profonda piega nasolabiale, la ruga che va dalle narici agli angoli della bocca, e in casi estremi anche la lingua può spingersi avanti e mostrarsi tra le labbra.

 

Il disprezzo, invece, si manifesta come una variazione della bocca disgustata a labbra serrate (fig. 6).

 

Esistono tre tipi di espressione del disprezzo, la versione unilaterale, ovvero quando le labbra sono lievemente serrate ed un angolo della bocca leggermente sollevato (fig. 6), disprezzo rappresentante lo scherno, ovvero il labbro superiore si solleva da un lato scoprendo i denti ed infine una forma attenuata di disprezzo, col sollevamento minimo, appena percettibile di un lato del labbro superiore.

Le ultime tre emozioni: rabbia, felicità e tristezza verranno analizzate nel prossimo numero.

Bibliografia

C.Darwin, The Expression of the emotions in man and animals, John Murray, London, 1872.

P. Ekman, W. V. Friesen, Giù la maschera, Giunti Editore S.p.A., 2007.

Le immagini sono state prese dal sito: www.ilblogdellamente.com/micro-espressioni/

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