Data del post aprile 7, 2018 In Criminalità organizzata Con 1490 Visualizzazioni

‘Ndrangheta bastarda

I locali di ‘ndrangheta non autorizzati o puniti dal vertice di Polsi prendono il nome di bastarda. Le fonti giuridiche consentono di effettuare deduzioni sì da poter identificare le caratteristiche di tale struttura mafiosa.

di Andrea Carnì

Persino nell’Onorata Società non tutto va come dovrebbe andare. L’utilizzo di vere e proprie regolamentazioni morali e comunitarie esclusive ed escludenti consentono di mantenere il “buon ordine” all’interno del territorio soggetto al dominio mafioso. La ‘ndrangheta, come ogni comunità, impone tali regolamentazioni e le fa rispettare, sorvegliando e punendo i trasgressori. Con la conclusione della seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), la struttura di potere di questa organizzazione e, conseguentemente, il buon ordine territoriale, ha subito alcune modifiche – percepite soprattutto nelle zone ad alto tasso mafioso. La fascia ionica del mandamento reggino è stata una delle ultime a percepire tale rinnovamento che si sostanzia – detto in modo molto schematico e senza dubbio riduttivo – nella conclusione delle faide attraverso accordi economici, politici o di normale amministrazione del territorio. L’operazione Mistero eseguita dal comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria del 2010, oltre a colpire la cosca Ursino di Gioiosa Jonica (RC) e altri soggetti tra Siderno, San Luca, Bari e Toronto, ha gettato luce e fatto chiarezza sulla faida di Locri (RC) tra la ‘ndrina dei Cordì e quella dei Cataldo – in alleanza con gli Ursino. La faida di Locri, conclusasi intorno al 2005, è una delle ultime faide – assieme a quella di San Luca culminata nei fatti di Duisburg del 15 agosto 2007 – che hanno insanguinato la Calabria ionica. Questa faida iniziò il 23 giugno 1967, giorno in cui nella Piazza mercato di Locri muoiono tre persone e rimangono ferite due e riparte, dopo una tregua armata di poco più di venticinque anni, nel luglio del ’93 con il tentato omicidio di Giuseppe Cataldo, classe ’38, capo storico dell’omonimo clan. La faida di Locri si conclude con una vicenda che lascia una traccia nella storia e nella ricostruzione che tentiamo di proporre: un esponente di Polsi segnala alle ‘ndrine di Locri che con lo scorrere del sangue si sarebbe perso il consenso della popolazione. Fatto sta che la faida si concluse.

La lunga premessa risulta necessaria per chiarificare l’importanza essenziale della struttura e della regolamentazione all’interno della comunità mafiosa. È il Crimine a dettare le regole in una organizzazione trasversale – una struttura a cipolla, la definirei, riprendendo alcune considerazioni di teorici della politica del passato – in cui le Società maggiori comandano e sorvegliano le Società minori e, nel caso di sgarri accertati, le puniscono. A causa di sgarri o per altre motivazioni interne e dopo ordini dettati dal Crimine, il locale “aperto” e attivo può essere “chiuso” o “sospeso” ossia momentaneamente non operativo. Secondo alcune informazioni ritrovate in poche ma utili intercettazioni, il locale “chiuso” o “sospeso” può esser rinominato bastarda. Nonostante scarseggiano le notizie su questa atipica formazione della ‘ndrangheta, sono varie le intercettazioni raccolte soprattutto nell’operazione Minotauro in cui si usa questo termine. Proviamo ora a raccogliere gli elementi che caratterizzerebbero la bastarda per cercare di avere un quadro più chiaro della situazione.

All’interno dell’Operazione Saggio Compagno, Rocco Francesco Ierinò racconta ai pm la storia del locale di Cinquefrondi (RC), chiuso dopo l’omicidio del referente dell’epoca – indicato dallo stesso Ierinò in Raffaele Petullà (ucciso il 17 novembre 1987). A detta di Ierinò il locale di Cinquefrondi sarebbe un esempio storico di bastarda, ossia una società non riconosciuta in cui però “vige il buon ordine”.

Andando indietro nel tempo un’altra operazione di rilevanza nazionale, l’Operazione Minotauro, segnala la presenza di una bastarda a Salassa (TO) che riunisce vari territori limitrofi (Rivarolo Canavese, Salassa, Castellamonte, Ozegna, Favria e Front). Seppur tutti gli appartenenti a questa bastarda siano stati assolti in primo grado, i dettagli dell’operazione rimangono di gran rilevanza. La struttura di Salassa è risultata essere “non autorizzata” dagli organismi di vertice della ‘ndrangheta insediati in Calabria ed espressione diretta della società di Solano del locale di Bagnara Calabra (operazione Crimine). I comuni ove opera la bastarda sono di fatto limitrofi al territorio di competenza del locale di Cuorgnè, coordinato da Bruno Iaria, pezzo grosso della ‘ndrangheta. La bastarda di Salassa (TO), in cui opererebbero gli Occhiuto e i Versace, è dunque il distaccamento di un’altra bastarda, quella di Solano Inferiore (frazione del comune di Bagnara Calabra) e Solano Superiore (frazione del comune di Scilla).[1] Nell’eccezione criminale, un’eccezione geografica che la ‘ndrangheta potrebbe aver avuto problemi a gestire. Le fonti ci consentono di costatare che le ‘ndrine bastarde distaccate (ad esempio Salassa), dipendono dalle bastarde originarie (ad esempio Solano), dipendenti a loro volta da ‘ndrine riconosciute o da Società maggiori che mantengono i rapporti diretti con il Crimine. Solano dunque, è un caso di bastarda con distaccamenti – non riconosciuti giuridicamente – in Piemonte. Peraltro, come evidenziato dal g.i.p. del Tribunale di Torino, il termine bastarda, ricorre in un’intercettazione ambientale captata in data 17 dicembre 1997 ed intercorsa tra Saverio Napoli e Michele Calipari:

“Si sono staccati da Rocco (incompr.) e che non li conoscono prima le cose, Paolo! Loro non so-no riconosciuti, a Gioiosa non danno conto a nessuno”, “Perché là vogliono comandare, hai capito, gli URSINO vogliono comandare… i FEMIA vogliono comandare loro… i MAZZAFERRO vogliono comandare loro… gli AQUINO vogliono comandare loro… i MACRÌ vogliono comandare loro, sono una decina di famiglie (…)”; “Loro non fanno passare a nessuno… (…) sotto a carico loro, ma è come una bastarda che stanno facendo …. (…) quegli gli URSINI si porta a chi vuole lui (…)”. (Introduzione Relazione Crimine, pp. 102-103).

In sintesi gli appartenenti alla bastarda mantengono il compito di detenere il “buon ordine” nel territorio ma non hanno ulteriori poteri esecutivi a meno che non vi siano degli specifici ordini dal Crimine. Inoltre non potendo avere un diretto contatto con Polsi sono subordinati ad altre società che fungono da referenti (come Salassa con Cuorgnè). Questo implica, avanzando per deduzione, una maggiore potenza di fuoco e commerciale del mastro di riferimento. Gli appartenenti alla bastarda non sono riconosciuti come affiliati regolari – “non li conosce nessuno”, dice Bruno Iaria –, non sono ammessi a partecipare alle riunioni o ai summit svolti nelle articolazioni territoriali ma rispondono alle regole di Polsi.

Dalle carte dell’operazione “Morsa sugli appalti” della DDA di Reggio Calabria, diretta dal giudice per le indagini preliminari Olga Tarzia, emerge un dato che conduce all’ipotesi che a breve formuleremo: Giuseppe Commisso, alias “U mastru”, la cui biografia criminale non ha bisogno di introduzioni, si troverebbe a dirimere una situazione spigolosa e spiacevole nel locale di Caulonia in cui si cerca di dare incarichi e gradi di ‘ndrangheta senza seguire i dettami di Polsi. Tutto ciò non è ammesso all’interno della ‘ndrangheta sicché i vertici di alcune cosche della ionica (Aquino, Commisso e Gallace) e Furfaro dal Canada, si riuniscono per capire il da farsi e punire, qualora fosse necessario, il locale di Caulonia. Questi sono i fatti.

L’ipotesi di ricerca è che Caulonia, a seguito di questo tentativo di autonomia esecutiva, sia stata punita da Polsi e affidata al coordinamento di ‘ndrine maggiori come gli Aquino di Marina di Gioiosa ionica o i Ruga di Monasterace. Un’ipotesi di lavoro chiaramente ma le fonti (Crimine, Minotauro, Morsa sugli appalti) vengono a supporto.  Il locale di Caulonia, assieme ad altre società minori come Canolo, Ciminà e Gioiosa Jonica, già sottostanti alla potente e blasonata Società di Siderno di cui le famiglie dei Commisso e degli Aquino (di Marina di Gioiosa Jonica) sono le più rappresentative e Caulonia potrebbe esser diventata una bastarda verso la fine del primo decennio del duemila.

Un’ipotesi di tal genere potrebbe implicare, seguendo le deduzioni su scritte, l’aumento del raggio d’azione di ‘ndrine come quelle degli Aquino o dei Ruga – o di altre ancora – e di conseguenza l’incremento dei loro affari e del loro potere.

È ipotizzabile che siamo di fronte a dei cambiamenti all’interno della struttura della ‘ndrangheta. È compito anche dei ricercatori quello di cercare di cogliere le pulsioni del potere mafioso, i movimenti sistolici e diastolici per cercare di capire, dopo anni di crisi totale quale sarà il ruolo sociale, politico e economico della ‘ndrangheta in Calabria, in Italia e nel mondo.


[1] L’operazione Crimine constata l’esistenza della bastarda di Solano.


Principali Fonti giuridiche:

– Operazione Crimine-Infinito, DDA Reggio Calabria e DDA Milano, proc. N. 72991/2010.

– Operazione Minotauro, DDA Torino proc. N. 6161/2007

– O.C.C. Morsa sugli appalti, DDA Reggio Calabria Proc. n.7144/2011.

 

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