Data del post giugno 4, 2018 In Criminalistica Con 239 Visualizzazioni

Le tracce: dal sopralluogo al laboratorio

 Di Nikka Mastrangelo

Lo scopo del sopralluogo è la ricerca delle tracce, di qualsiasi tipo esso siano, la loro ricollocazione spaziale e temporale, nonché la ricostruzione grazie ad esse delle scenario e della dinamica più probabile dell’evento e il loro utilizzo come fonti di prova.

Premessa indispensabile per la ricerca delle tracce è Principio di Locard:

“due corpi che entrano in contatto scambiano reciprocamente del materiale sotto forme diverse”.

Qualunque sia la natura di chi lascia e di chi riceve, il contatto lascia un segno: sta agli investigatori e agli scienziati osservare, individuare e analizzare.

Il sopralluogo è per cui, sul campo, un complesso di operazioni da condurre con metodo scientifico a diverse fasi:

  • fissazione
  • ricerca e esaltazione
  • raccolta

La fase definita di fissazione e messa in atto mediante “rilievi tecnici”, di tipo Descrittivo, Planimetrico, Fotografico.

Quello che avviene, come primo approccio è una descrizione su carta, uno “schizzo” dei luoghi, fatto con fascette metriche approssimative, ma che danno una chiara descrizione del luogo e della collocazione spaziale di cadavere eventuale e altri punti o cose considerate al momento rilevanti, quindi di realizzare una planimetria del luogo. Questa descrizione, definita, topografica (rappresentazione dimensionale della scena) andrà a completare gli elementi fotografici acquisiti.

Oggi però la strumentazione in uso agli investigatori, laddove in possesso, consente di fare molto di più; parliamo di laser scanner e droni. Questi due nuovi strumenti consentono di fare misurazioni a 360° dell’ambiente, sia esso chiuso o aperto, di collocare spazialmente tutti gli oggetti e di avere una rielaborazione analitica e virtuale tridimensionale di quanto acquisito.

Fase di ricerca e esaltazione di tracce silenti di natura biologica: quali sono i metodi di individuazione di una traccia nel corso di un sopralluogo giudiziario?

Diagnosi generica: individuazione della presenza di trace per mezzo di lampade e esaltazione delle tracce latenti.

Strumenti per individuazione e esaltazione delle tracce latenti:

Lampade: “Crimescope”, lampada con luce monocromatica a lunghezza d’onda variabile (415-650 nm).

Principio: differente assorbimento/emissione tra  fluidi biologici e substrati.

Luminol (Blu Star) e Fluoresceina (HemaScein): test chimici che sfruttano l’energia proviene dall’ossidazione dell’emoglobina, consentono di individuare tracce minime e latenti di sangue.


La chimica del Luminol: Le reazioni di chemioluminescenza del luminolo che avvengono in una soluzione basica generano un intermedio energeticamente ricco con conseguente emissione di luce da parte dell’acido 3-aminoftalico. Per ottenere chemioluminescenza dal luminolo in una soluzione acquosa serve un reagente ossidante come il perossido di idrogeno.

La CATALISI avviene con la presenza di ioni metallici del tipo: Fe (III) o Cu (II), o da enzimi come la perossidasi


Polveri per esaltazione delle impronte digitali: Polveri fluorescenti, Polveri UV, Polveri magnetiche, ect., utili a seconda dei materiali su cui si va a rilevare l’impronta e delle condizioni ambientali e climatiche.

Diagnosi specifica: fase che può avvenire anche in sede di sopralluogo, che prevede l’accertamento della natura presunta di una traccia per mezzo di test colorimetrici/immunoenzimatici, ovvero permettono la determinazione campale della natura e/o della specie tassonomica di una macchia biologica prima del successivo repertamento.

 Test generici anche definiti “presuntivi”: stabiliscono l’origine biologica della traccia

  • COMBUR TEST -Combur3 Test® (ROCHE): consente di stabilire se la traccia è sangue.

È un saggio colorimetrico per il livello di glucosio, proteine e eritrociti del sangue. È un test colorimetrico in cui la tetrametilbenzidina reagisce colorandosi di verde in presenza di attività perossidasica dell’emoglobina (reagisce anche con perossidasi vegetali, ruggine, ossidanti vari, ecc.).

  • AMILASI SALIVARE: consente di stabilire se la traccia è saliva.

È un saggio colorimetrico in cui la 2-cloro-4-nitrofenolo legato a maltotrioso reagisce con l’α-amilasi della saliva colorandosi di giallo (reagisce anche con sudore, urina, altri fluidi corporei).

  • PSA TEST, consente di definire se si tratta si sperma.

È un saggio immunologico semiquantitativo per la determinazione dell’antigene specifico prostatico nel sangue, siero e plasma in cui anticorpi anti antigene psa coniugati a oro colloidale consentono di identificare la presenza di sperma.

Test di specie, anche definiti “confermativi”: stabiliscono la specie da cui deriva la traccia

  • OBTI TEST: specifico per sangue di primate (immunocromatografico)
  • SEMELOGENINA: specifico per sperma umano (la semelogenina è una proteina secreta in vescicole seminali, immunocromatografico)

 Inoltre Kit  diagnostici immunocromatografici offrono oggi anche la possibilità di valutazioni on site tracce chimiche (stupefacenti, esplosivi, ecc.).

 Fase di raccolta e repertamento delle tracce biologiche: si intende la raccolta e il confezionamento delle tracce ritrovate e quindi l’inizio della cosiddetta “catena di custodia”, ovviamente è da tener presente che tali procedimenti non riguardano solo le tracce di natura biologica.

Esistono, come giusto che sia, dei protocolli d’intervento, per tutte le fasi del sopralluogo, tanto più per questa fase.

La premessa essenziale è l’utilizzo di risorse umane specializzate e di strumentazione sterile e validata alla raccolta e alla conservazione delle tracce in sterilità; nonché la consapevolezza di due importantissimi fattori di rischio: la contaminazione e l’utilizzo di materiali non adatti per l’imbustamento (così da consentire la crescita di muffe e batteri).

La corretta procedura di raccolta delle tracce, a prescindere dalla fonte, prevede in sequenza:

  • Di indossare DPI (dispositivi di protezione individuali)
  • Impiegare utensili sterili e monouso
  • Utilizzare tamponi sterili, swab, per ogni repertamente, ed evitare di far entrare in contatto tracce tra loro
  • Utilizzo di dispositivi per la conservazione traspiranti e contrassegni per ogni singolo reperto
  • Verbalizzazione di ciascuna fase e passaggio dei materiali

Le tipologie di tracce da repertare possono essere: secche o umide se parliamo di fluidi biologici, formazioni pilifere, residui subungueali, sostanze chimiche o polveri, fibre, terreni, residui di polvere da sparo.

Proprio per la varietà nella natura delle tracce è di fondamentale importanza la raccolta e la conservazione appropriata di ciascuna affinché arrivi in laboratorio e possa essere analizzata e utilizzata, eventualmente a fini probatori.


Riferimenti

http://attiemodellidipoliziagiudiziaria.eu/files/Il-Repertamento.pdf

http://www.carabinieri.it/editoria/rassegna-dell-arma/anno-2010/n-1—gennaio-marzo/studi/nuove-tecniche-nella-ricerca-delle-tracce

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