Data del post agosto 19, 2018 In Criminalità organizzata, headline, Pagine di storia Con 159 Visualizzazioni

La strage di Bellolampo e Passo di Rigano

di Diego Scarabelli

Sono circa le 18:00 del 19 agosto 1949. Molti degli uomini del Battaglione Mobile Carabinieri “Palermo” stanno per usufruire di un permesso serale quando arriva un allarme. La caserma dei carabinieri di Bellolampo è sotto attacco da parte della banda di Salvatore Giuliano. Tanti giovani carabinieri poco più che ventenni accantonano subito i piani all’insegna dello svago e si preparano a soccorrere i compagni. Non sanno che il bandito Giuliano li sta conducendo in una trappola.

Giuliano all’epoca è uno dei più temibili e violenti avversari dello Stato italiano. Prima del fatidico 19 agosto 1949 la sua furia ha già mietuto numerose vittime nei ranghi dell’Arma, ma non solo. È anche responsabile dell’uccisione e ferimento di decine di inermi manifestanti durante il raduno del 1º maggio 1947 tenutosi a Portella della Ginestra. La figura di Giuliano è molto complessa. È un criminale che però si atteggia anche a rivoluzionario essendo ufficiale, col grado di colonnello, dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia). Spera persino che la Sicilia da italiana diventi statunitense. Grazie alla prestanza fisica e all’aspetto viene inoltre spesso raffigurato come un personaggio romantico su cui la stampa ricama molto. A parte saper apparire, dalla sua ha anche l’essere un capace e astuto guerrigliero.

Le sue doti sono ben conosciute dai carabinieri. Il 19 agosto 1949 il Battaglione Mobile Carabinieri “Palermo” si sbriga a intervenire proprio perché è memore di un altro attacco subito dalla caserma di Bellolampo. Il 26 dicembre 1945, quasi quattro anni prima, una cinquantina di uomini del “re di Montelepre” Giuliano hanno assaltato la caserma e, dopo un accesso scontro a fuoco, si sono impadroniti delle armi e munizioni in essa custoditi e l’hanno devastata. I carabinieri del Battaglione Mobile “Palermo” sono decisi a impedire il ripetersi di tale evento. Si recano in forze sul luogo. Il convoglio è costituito da due autocarri pesanti Fiat 666, due autoblindo, quattro jeep e un’ambulanza. Questi mezzi trasportano circa sessanta carabinieri.

Arrivata a Bellolampo la colonna di carabinieri incontra delle camionette della polizia. Insieme perlustrano l’area, ma non trovano segni dell’attacco, solo qualche bossolo. Tutto tranquillo, sembra si possa tornare alla base. In realtà il convoglio dei carabinieri va incontro alla seconda fase del piano di Giuliano. Il suo ennesimo attacco prende forma nei pressi della borgata di Passo di Rigano. Alle 21:30 membri della banda Giuliano, segretamente appostati in un boschetto, tirano il filo di ferro di una grossa mina che esplode sotto un autocarro. La deflagrazione porta all’arresto immediato della colonna. Giacciono a terra molti corpi. Il bilancio finale è di 7 carabinieri morti e 11 feriti. Tanti ventenni massacrati per ordine del nativo di Montelepre classe 1922.

L’azione omicida della banda Giuliano non è ancora terminata. Appena presa conoscenza dell’accaduto da Palermo si muovono su due autovetture in direzione del convoglio alte cariche istituzionali tra cui l’ispettore generale Ciro Verdiani, comandante l’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza per la Sicilia. Nell’attuale via Evangelista Di Blasi a Palermo un commando di Giuliano assalta con raffiche di mitra e bombe a mano i due veicoli. La speranza è di portarsi a casa una doppia vittoria: dopo la mina anche le morti di alti ufficiali dell’Arma e di dirigenti della Pubblica Sicurezza. L’articolato piano sanguinario di Giuliano fallisce a causa della prontezza degli assaliti che riescono ad allontanarsi velocemente dalle loro automobili e salvarsi.

All’eccidio lo Stato risponde sette giorni dopo sopprimendo l’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza per la Sicilia e dando vita al Comando Forze di Repressione del Banditismo (CFRB) diretto dal colonnello Ugo Luca, uno di quegli ufficiali che sfugge al commando di Giuliano. È proprio sotto il comando del colonnello Luca che il 5 luglio 1950 Giuliano perde la vita in circostanze misteriose. Il bandito si spegne lasciando dietro di sé una scia di morti e terrore. In tutto, al momento, si ritiene che abbia compiuto 11 stragi, 305 omicidi, 178 tentati assassinii, 37 sequestri di persona, 245 rapine. I carabinieri hanno pagato lo scontro con 98 uomini e la polizia con 26.

Tantissimi hanno sofferto per mano di Giuliano e dei suoi sottoposti. Molti hanno però avuto la fermezza di opporsi. Una frase che riassume l’impegno svolto dall’Arma viene pronunciata dal tenente colonnello Emanuele De Ciuceis, comandante il Battaglione Mobile Carabinieri “Palermo”, ai funerali delle vittime della strage di Bellolampo e Passo di Rigano:

“Quei giovani, che ora chiamiamo eroi erano ‘semplicemente’ ed ‘orgogliosamente’ Carabinieri che avevano deciso di osservare fino in fondo il Giuramento prestato.”

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