Data del post luglio 5, 2018 In Cyber security, Intelligence Con 466 Visualizzazioni

Bitcoin, la filosofia originale.

di Riccardo Colombo

Bitcoin. Il solo termine solleva una reazione istintiva, quasi involontaria, che quotidianamente spegne e riaccende una serie di discussioni. C’è chi lo considera una semplice bolla speculativa, pronta a scoppiare da un momento all’altro. C’è poi chi, come Jamie Dimon, chief executive di JPMorgan, lo definisce con fermezza una truffa. E c’è chi, come Tim Draper, noto investitore americano, lo considera una promettente occasione speculativa, tanto da averci investito $19M in prima persona.

A guidare le discussioni su Bitcoin è molto spesso il suo valore monetario. La valutazione della crypto-moneta infatti, è rapidamente passata dai quasi $450 di Gennaio 2016 ai più di $19.000 di Gennaio 2018, per poi riassestarsi intorno ai $6.000.

Ma la filosofia ed il contesto in cui Bitcoin è stato concepito non ha nulla a che vedere con il mondo dei venture capitalists e della finanza. Anzi.

Satoshi Nakamoto, attraverso la stesura del white-paper originale, rilasciato il 3 gennaio 2009, definisce Bitcoin come: “Un sistema di pagamento elettronico, basato sulla prova crittografica anziché sulla fiducia, che permette alle parti interessate di eseguire transazioni dirette, senza il bisogno di doversi appoggiare ad un’entità terza.”

Secondo l’autore, infatti, l’utilizzo di denaro contante continua a rimanere l’unica modalità con cui sia possibile effettuare un pagamento diretto ad un’altra persona. Tutti gli altri metodi – bonifici, assegni o transazioni digitali – presuppongono il coinvolgimento di un’entità terza, l’istituto di credito, che ha la facoltà di autorizzare o meno la transazione, e conseguentemente, tenere traccia di tutta la nostra attività finanziaria.

Transazione

Vediamo allora, in termini generali, come Alice possa eseguire una transazione diretta a Bob, utilizzando il protocollo proposto da Nakamoto.

Una transazione Bitcoin è composta da tre elementi:

  • Un input. L’indirizzo[1] su cui Alice ha a disposizione la somma da inviare a Bob. Può, ad esempio, essere un indirizzo su cui ha ricevuto in precedenza un pagamento, o sul quale ha inviato dei Bitcoin comprati su un exchange[2].
  • Una quantità. L’ammontare di Bitcoin che Alice desidera inviare a Bob.
  • Un output. La chiave pubblica di Bob, ovvero l’indirizzo su cui Bob desidera ricevere il pagamento.

Per poter utilizzare Bitcoin, quindi, è necessario procurarsi[3] una coppia di chiavi pubblica e privata. Come abbiamo visto, la chiave pubblica svolge la funzione di “indirizzo”, molto similmente[4] a come avviene con l’IBAN che ci viene assegnato dalla nostra banca. La chiave privata, invece, è assimilabile ad una password che ci permette di spendere i nostri bitcoin.

Esempio di transazione Bitcoin (src: https://live.blockcypher.com/btc/)

 

Il meccanismo di firma digitale, però, costituisce soltanto una parte della soluzione. Per riuscire effettivamente ad eliminare il bisogno di un organo centrale di controllo, che tenga lo storico di tutte le transazioni, e si accerti che nessuno stia tentando di spendere più di una volta gli stessi soldi, Nakamoto suggerisce l’impiego di una rete peer-to-peer.

I nodi che partecipano (volontariamente) alla rete, hanno il compito di raccogliere le transazioni, e di organizzarle in un blocco. A questo punto, il blocco viene sottoposto a calcoli matematici, la cui complessità è calibrata affinchè si verifichi una conferma ogni 10 minuti circa. Il nodo che riesce ad eseguire la manipolazione matematica corretta, riceve una ricompensa in bitcoin, così che i nodi siano “motivati” a sostenere l’onere computazionale.

I blocchi sono organizzati in sequenza, uno dopo l’altro, in ordine cronologico. La sequenza viene mantenuta grazie ad un riferimento, che ogni blocco ha, rispetto al blocco precedente. In questo modo si viene a creare una catena di blocchi (i.e., Blockchain) che racchiude la storia di tutte le transazioni eseguite nella storia di Bitcoin.

Esempio di blocchi di transazioni Bitcoin (src: https://live.blockcypher.com/btc/)

Anonimità

Molte persone si riferiscono, impropriamente, a Bitcoin come un sistema di pagamento anonimo. Come abbiamo avuto modo di vedere in precedenza, in realtà, si tratta di un sistema pseudo-anonimo, dove l’unico dettaglio che ci identifica pubblicamente è la nostra chiave pubblica. Come uno scrittore che sceglie uno pseudonimo per pubblicare i suoi libri, l’utilizzatore di Bitcoin rimane anonimo fintanto che nessuno sia in grado di legarlo al proprio indirizzo pubblico. A quel punto, tutte le transazioni eseguite con quell’indirizzo saranno facilmente riconducibili alla stessa persona.

Mantenere la pseudo-anonimità, tuttavia, non così semplice come può sembrare. Il modo più semplice, e spesso non facilmente evitabile, di “rompere” la propria anonimità è quello di utilizzare un exchange regolamentato per acquistare o vendere Bitcoin, che, in fase di registrazione, raccoglierà le nostre generalità. Come suggerito da Nakamoto, inoltre, utilizzare lo stesso indirizzo non più di una volta, per ridurre la probabilità di venire collegato ad un determinato indirizzo, rimane una best practice.

Utilizzo

Laszlo Hanyecz è la persona accreditata di aver effettuato il primo acquisto con Bitcoin. Nel Maggio 2010, quando il valore di Bitcoin si attestava attorno agli 8 centesimi di dollaro, il giovane programmatore è riuscito a convincere un negozio Papa John’s a vendergli due pizze per 10.000BTC (dal valore odierno di più di $61M!!).

Negli ultimi anni, sempre più business ed attività hanno cominciato ad accettare Bitcoin come metodo di pagamento. È possibile, per esempio, utilizzare Bitcoin per comprare biglietti aerei, acquistare app sullo store Microsoft o comprare computer sul sito di Dell. O ancora, acquistare gift cards, pagare l’università o fare shopping su Overstock, uno dei maggiori competitori di Amazon.

In realtà però, spesso, i venditori che accettano pagamenti in Bitcoin si appoggiano a servizi di exchange immediato. Dietro le quinte, il pagamento in bitcoin viene mandato al servizio di exchange, che lo converte immediatamente in dollari (o euro) ed invia il denaro all’attività commerciale. Questo a causa di una delle sfide più impegnative di Bitcoin, la poca stabilità della sua valutazione, che molto spesso finisce per allontanare una buona percentuale dei possibili utilizzatori.

Un utilizzo piuttosto diffuso di Bitcoin, e al quale la crypto-valuta viene ormai fortemente legata,  viene fatto sul dark web, dove è possibile comprare armi, documenti falsi o richiedere il servizio di un hacker pagando in Bitcoin. Le caratteristiche di indipendenza da ogni organo statale, la libertà intrinseca di un pagamento via internet, e la pseudo-anonimità delle transazioni, infatti, hanno inevitabilmente portato gli autori di business poco leciti ad esserne gli early adopters. Disposti a correre il rischio della valutazione molto variabile, per poter beneficiare delle qualità appena descritte.

Schermata del ransomware “Wannacry”, dove gli hacker richiedono un pagamento in Bitcoin.

Esempio di store sul dark web, che vende patenti europee false.

Conclusione

Bitcoin nasce un po’ come un progetto di sfida, come un’idea di ribellione verso l’obbligo di doversi appoggiare forzatamente ad un istituto di credito per poter effettuare un pagamento che non sia in contanti. Presto però si scontra con una valutazione monetaria largamente variabile e molto incerta, anche a causa di quel mondo della finanza che, ironicamente, ne ha repentinamente gonfiato e sgonfiato il valore. Bitcoin viene ormai troppo spesso considerato solo per la propria potenzialità speculativa, quando invece dovrebbe più spesso essere valutato e considerato per quello che è, un metodo di pagamento diretto. In ogni caso, Bitcoin, si è fatto pioniere della tecnologia della Blockchain, che sempre più spesso viene sviluppata ed integrata in sistemi di ogni tipo.


[1] Bitcoin si basa, in parte, sul meccanismo di firma digitale. La chiave pubblica in questo contesto rappresenta l’indirizzo, pubblico, su cui ricevere i pagamenti.

[2] Similmente a quanto avviene per convertire le valute estere, gli exchange di crypto-valute scambiano denaro a corso legale (es. Euro, Dollari..) con crypto-valute (es. Bitcoin, Ethereum..)

[3] Ci sono diversi modi di creare una coppia di chiavi, ad esempio WalletGenerator.net

[4] La differenza sostanziale sta nel fatto che per generare una coppia di chiavi digitali non è necessario fornire alcun dato personale, contrariamente a quanto avviene per l’apertura di un conto corrente.


 

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