Data del post Febbraio 23, 2018 In Criminalità organizzata, Pagine di storia Con 649 Visualizzazioni

1974-1994: vent’anni di ‘ndrangheta.

Durante il ventennio che va dal 1974 al 1994, l’Onorata Società si struttura in modo da poter mettere a sistema i rapporti con i servizi segreti e la massoneria deviata. ‘Ndrangheta non solo in quanto organizzazione criminale dunque, ma quale comunità di fedeli di sangue.

Di Andrea Carnì

Keywords: andragathos, Onorata Società, guerra di ‘ndrangheta, Giuseppe Nirta, navi dei veleni, Santa, Operazione Olimpia, Crimine.

Passato, presente e futuro: questo è ‘ndrangheta per gli andragathos, gli uomini valenti che attraverso l’armeggio di regole, riti e simboli sono riusciti a conquistare il silenzio del popolo. La dynamis, la potenza dell’essere, viene plagiata da questa organizzazione totale – troppo riduttivo definirla solo “criminale”. La volontà di “potere” si distanzia dal concreto agire dell’uomo inglobato e ri-forgiato dalla comunità mafiosa, una reale e concreta macchina di sterminio del pensiero e della bellezza che usufruisce della logica elementare per manipolare senza alcun tipo di cura ogni cosa. L’uomo, l’ambiente in cui vive, il suo habitat naturale, le sue speranze, i suoi desideri, le sue sconfitte, le rinunce, i diritti e i doveri. Ogni cosa viene inglobata e restituita dalla communitas mafiosa alla societas civile ri-creandola e imponendola attraverso l’uso, a volte furbo e a volte becero, della violenza. Necessario precisare che ‘ndrangheta non è attività – a differenza del narcotraffico – ma comunità: è l’utilizzo della logica a sostegno dell’idea.

Il denaro è indubbiamente uno dei pilastri portanti dell’Onorata Società soprattutto in un’epoca di crisi trasversale come quella in cui viviamo. Ma il denaro senza l’autorità o il potere è superfluo. Un impianto valoriale – uso questo termine sostenendo con forza l’idea di una ri-creazione dei valori comunemente intesi e riprendendo la natura etimologica di mores – affiancato alla violenza come capitale iniziale dell’organizzazione e una struttura di potere forte e dinamica allo stesso tempo, le ha consentito di permeare in ogni livello della vita, delle professioni e delle corporazioni di vario genere, logge massoniche incluse.

Il ventennio su cui si impronta quest’articolo è, probabilmente, il più trattato dagli studiosi  del settore. È in questo ventennio che la comunità mafiosa, già presente in Canada, USA e Australia, prende in mano il proprio destino – e il destino di centinaia di migliaia di individui – e fa la propria storia. Tra il 1974 e il 1977 si combatte per principio – secondo alcuni – e per interessi – molto più realisticamente – la I guerra di ‘ndrangheta che vide contrapposti ‘Ntoni Macrì e Mico Tripodo e ‘ndrine al seguito, contro Mommo Piromalli – che allora aveva a disposizione circa duecento uomini armati – e le ‘ndrine dei De Stefano e Nirta, avvicinati poi anche da un nascente Cutolo. Questa è storia, come è storia la II guerra di ‘ndrangheta (1985-1991) con circa mille omicidi solo nella provincia di Reggio Calabria. Ma in questi anni e precisamente a metà degli anni Settanta, con l’innesto dei De Stefano e Nirta, l’Onorata Società si avvicina in modo pesante alle logge massoniche e ai servizi segreti deviati. A tal proposito Giuseppe Nirta non è un individuo qualunque: durante questo lasso di tempo il suo nome può esser rinvenuto sia nelle carte inerenti il Golpe Borghese sia nelle varie informative sulle navi a perdere.

Sono questi gli anni in cui la ‘ndrangheta formalizza una “struttura nella struttura”, la Santa, con nuovi gradi, nuovi riti e nuove regole – il santista poteva avere rapporti con ambienti e persone con le quali prima non era concesso alcunché. La Santa, liquida e radicata allo stesso tempo, diventa il punto di contatto interno alla comunità mafiosa tra massoneria, servizi segreti deviati, ‘ndranghetisti e potenti di ogni tipo. Infiltrarsi in ogni settore è utile per aggiustare appalti e processi, per entrare nelle amministrazioni comunali e avere referenti politici ad alto livello. Il locale di ‘ndrangheta può esser composto da una “Società minore” e da una “Società Maggiore”[1] all’interno della quale si inserisce, inizialmente in parallelo, la Santa. Con tale struttura si viene a creare l’effetto della moltiplicazione, ossia l’incremento di ranghi di appartenenza che garantisce una maggiore possibilità di carriera – simile a un cursus honorum – agli affiliati, posizionando al nucleo l’Associazione o Società di cui fanno parte solo i capi supremi. L’aumento dei gradi comunitari risponde ad una logica ben precisa in quanto rafforza la lealtà degli associati e cementifica la coesione di gruppo; all’esterno la ‘ndrangheta appare come una comunità più forte, che non solo permette di accaparrare denaro e potere ma sembra dare la possibilità di usarlo per costruire un nuovo mondo. In realtà l’elaborata stratificazione interna è funzionale alla protezione del centro e dei capi.

Diventa rilevante riuscire a pensare alla ‘ndrangheta in modo completo e, dunque, sia come la mafia dei sequestri e delle faide, sia come la mafia degli accordi o, come si sta ipotizzando negli ultimi mesi in merito alle vicende di Duisburg, dei trattati. La Santa può esser considerata una struttura nella struttura che consente un cambio-passo ai fedeli di sangue – non semplici fratelli – promuovendo fenomeni storico-politico più che criminali: espansione territoriale, esportazione del modello sociale ed economico, controllo totale degli apparati interni e tentativo di dominio di quelli esterni. Questo è lo scenario che precede la seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), momento in cui gli equilibri strutturali tra le ‘ndrine si rompono, i morti interni ed esterni alla communitas aumentano in modo esponenziale e, come se non bastasse, proprio in quegli anni grossi affari di smaltimento illecito di rifiuti e traffico di armi da guerra erano ormai all’ordine del giorno. Sono questi gli anni dell’affondamento della Rigel (21-9-1987) e della Rosso (ex Jolly Rosso, 14-12-1990) e di altre navi prevalentemente di tipo Roll-on/Roll-off a caricazione orizzontale.[2]

Innanzi a tale complessità la ‘ndrangheta rischia l’implosione e l’auto-annichilimento. La pax mafiosa del ‘91 non conclude la guerra come per miracolo – come alcuni studiosi ritengono – ma avvia un processo di chiusura delle ostilità interne che si concluderà più di un decennio dopo. È in quegli anni che la ‘ndrangheta si fa “cartello” e la struttura concentrica diventa evidente. Gli affari in gioco sono tanti e gli interessi di denaro e potere devono essere gestiti da una struttura che sappia essere al tempo stesso radicata e liquida. Al di là della nomenclatura – Cosa Nuova, ‘Ndrangheta invisibile, ecc. – il dato di fatto accertato dall’operazione Olimpia (NR. 46/93 R.G.N.R. D.D.A. Reggio Calabria) è la presenza di una struttura più profonda, atomica direi, – anche qui vado oltre il termine di Cupola o Crimine. Questo nucleo di potere accoglie dentro i suoi limiti burocrati e professionisti del crimine, non criminali di basso rango. È il nucleo esecutivo e legiferante. Dentro esso la classica tripartizione politica del potere scompare. Legge, giudizio e azione vengono condensate in un unico potere.

Necessario dunque, alla luce di tutto ciò, pensare alla ‘ndrangheta non come un semplice sistema criminale colmo di bestie o folli. Il sistema è logico ma è la logica, mafiosa e totalizzante, ad essere il problema. Dov’è il pensiero e la responsabilità nei confronti delle generazioni future? Dov’è la capacità di giudizio? Dov’è la Politica e dove il politico? Dov’è l’umano in questo sistema?


Bibliografia

  • Ciconte, Processo alla ‘ndrangheta, Laterza, Roma-Bari, 1996.
  • Ciconte, Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia,’ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.
  • Ciconte, ‘Ndrangheta, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011.
  • Gratteri, A. Nicaso, Fratelli di sangue, Mondadori, Milano 2010.
  • Gratteri, A. Nicaso, Dire e non dire, Mondadori, Milano 2012.
  • Cavallaro, Il modello mafioso e la società globale, Manifestolibri, Roma 2004.
  • Forgione, ‘Ndrangheta, BCDE, Milano 2009.

[1] Secondo i dati presenti in N. Gratteri – A. Nicaso, Fratelli di sangue, (p. 76) la struttura gerarchica della Società Minore è: Picciotto d’onore, Camorrista e Sgarrista. La Società Maggiore ha una struttura più complessa, così organizzata: Santista, Vangelo, Quartino o Trequartino, Quintino, Associazione.

[2] Mancano i riferimenti giudiziari dato che tutti procedimenti sono stati archiviati.

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